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Molestie sul lavoro: cosa fare, e in che ordine

La reazione più comune è minimizzare e aspettare. È comprensibile, ed è anche ciò che rende tutto più difficile dopo.

Le molestie sul lavoro comprendono comportamenti indesiderati che ledono la dignità della persona e creano un clima intimidatorio, ostile, degradante o offensivo. Possono avere o meno connotazione sessuale.

Questo articolo descrive cosa fare e in che ordine. Non sostituisce una consulenza legale, e su questo tema la consulenza legale serve.

Il criterio è l’effetto, non l’intenzione

Il punto che più spesso viene rovesciato nelle discussioni interne è questo: la qualificazione di una condotta come molestia non dipende da come chi l’ha messa in atto dice di averla intesa.

La frase “era solo una battuta” non è una difesa rilevante rispetto al criterio: ciò che conta è che il comportamento fosse indesiderato e che abbia prodotto quell’effetto.

Perché documentare subito

La memoria degrada e i dettagli che sembrano irrilevanti oggi sono spesso quelli decisivi mesi dopo. Una documentazione costruita a posteriori è meno solida di una costruita giorno per giorno, e si vede.

  • Data, ora, luogo e descrizione fattuale di ciascun episodio
  • Persone presenti, anche se non sono intervenute
  • Copie di messaggi, email, chat, conservate fuori dai sistemi aziendali
  • Eventuali certificati medici o accessi a professionisti nel periodo
  • Le comunicazioni fatte all’azienda e le relative risposte

A chi rivolgersi

Le figure sono diverse e servono a cose diverse. Non è necessario né utile sceglierne una sola.

  • Un avvocato giuslavorista, per il piano legale
  • Le rappresentanze sindacali, dove presenti
  • La Consigliera di parità territoriale, per le discriminazioni di genere
  • Il canale interno di segnalazione, se esiste ed è credibile
  • Uno psicologo, per l’impatto personale, che è indipendente dall’esito

Cosa deve fare il datore di lavoro

L’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, previsto dall’articolo 2087 del codice civile, non è condizionato a una denuncia formale: si attiva quando l’azienda viene a conoscenza della situazione.

Un’azienda informata che non interviene assume una posizione propria, distinta da quella di chi ha tenuto la condotta. Per questo la comunicazione scritta all’azienda, e la conservazione della prova di averla inviata, è un passaggio che conviene non saltare.

Sul senso di colpa

La reazione più comune, quasi universale, è chiedersi se si è frainteso, se si è reagito male, se si sta esagerando. È una reazione tipica e non è un indizio che la situazione non sia reale.

Parlarne con un professionista serve anche a questo: separare quello che è successo dalla lettura che se ne sta dando in una condizione di stress acuto.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.