Employee Assistance Program in Italia: cosa sono e cosa cambia rispetto agli Stati Uniti
Il modello EAP nasce negli Stati Uniti negli anni Quaranta, in un sistema sanitario che non somiglia al nostro. Importarlo senza adattarlo produce servizi che nessuno usa.
Employee Assistance Program è il nome con cui, nel mondo anglosassone, si indica un servizio di assistenza ai dipendenti che copre supporto psicologico, consulenza legale, orientamento finanziario e gestione di situazioni personali critiche.
In Italia il termine viene usato sempre più spesso, ma la traduzione del modello non è automatica: cambia il sistema sanitario, cambia la regolamentazione delle professioni e cambia il rapporto culturale con il datore di lavoro.
Da dove viene il modello
I primi programmi nascono negli Stati Uniti attorno agli anni Quaranta, inizialmente per affrontare l’alcolismo nei contesti industriali, e si allargano nei decenni successivi a un ventaglio molto più ampio di problemi personali che incidono sulla prestazione lavorativa.
Il contesto è determinante: in un paese dove l’assistenza sanitaria è prevalentemente legata al rapporto di lavoro, è naturale che il datore di lavoro sia il canale di accesso alle cure. In Italia esiste un servizio sanitario nazionale, e il datore di lavoro non è il canale naturale di nulla.
Cosa cambia nel contesto italiano
La differenza più rilevante è di regolamentazione professionale. Negli Stati Uniti il perimetro delle figure che possono erogare counselling è diverso dal nostro; in Italia lo psicologo è una professione ordinistica, e counselor e coach non sono professioni regolamentate.
Questo significa che un EAP importato può includere, sotto la stessa etichetta, prestazioni erogate da figure che in Italia non potrebbero occuparsi di disagio psicologico. È la prima cosa da verificare quando si legge l’offerta di un fornitore internazionale.
La diffidenza verso il datore di lavoro
C’è un secondo fattore, meno tecnico ma altrettanto concreto. Nella cultura del lavoro italiana l’idea che l’azienda possa venire a sapere qualcosa della propria salute mentale genera una diffidenza che non è irrazionale: chi la prova ha spesso visto come vengono trattate, nella propria organizzazione, le persone percepite come fragili.
Un EAP che non risolve questo punto in modo verificabile e dichiarato non verrà usato, per quanto sia ampia la copertura offerta. Le garanzie devono essere scritte nel contratto, non affermate in una brochure.
Cosa tenere del modello e cosa lasciare
Del modello EAP vale la pena tenere l’idea di un punto di accesso unico e sempre disponibile, la copertura estesa ai familiari conviventi e la reportistica aggregata verso l’azienda.
Vale la pena lasciare l’ampiezza indiscriminata del perimetro. Un servizio che promette di occuparsi di tutto, dal debito alla causa civile al lutto, tende a occuparsi male di ciascuna cosa, e in un contesto sanitario questo è un problema più serio che altrove.