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Perdere il lavoro: cosa succede nei primi mesi e cosa aiuta

Non si perde solo il reddito. Si perde la struttura del tempo, una parte dell’identità e gran parte della vita sociale, tutto nello stesso giorno.

La perdita del lavoro è fra gli eventi di vita con impatto psicologico più documentato, e l’impatto non è proporzionale solo alla gravità economica della situazione.

La ragione è che un lavoro fornisce, oltre al reddito, almeno quattro cose che vengono a mancare tutte insieme: una struttura del tempo, un’identità sociale, una rete di relazioni e un senso di utilità.

Le fasi che quasi tutti attraversano

Non sono una sequenza rigida e non tutti le vivono allo stesso modo, ma ricorrono con sufficiente costanza da essere utili come mappa.

Uno shock iniziale, spesso accompagnato da una calma che sorprende; una fase di attivazione in cui si cerca con energia, talvolta eccessiva; un calo quando la ricerca si allunga oltre le aspettative; e infine un riassestamento. La terza fase è quella in cui la maggior parte delle persone fa più fatica, ed è anche quella in cui si smette di chiedere aiuto.

La struttura del tempo viene prima di tutto

Il consiglio più utile e il più disatteso: mantenere orari. Senza una struttura esterna la giornata si dilata, il sonno si sposta, e la sensazione di inutilità cresce indipendentemente da quanto si stia effettivamente cercando.

Non serve riempire la giornata: serve che abbia una forma. Un orario di sveglia, blocchi definiti dedicati alla ricerca, e un orario in cui si smette di pensarci, perché la ricerca a tempo pieno senza pause produce esaurimento come qualunque altro lavoro.

L’isolamento è il rischio principale

La vergogna porta a ridurre i contatti proprio quando servirebbero di più, e la riduzione dei contatti peggiora l’umore, che aumenta la vergogna.

C’è anche un effetto pratico: la maggior parte delle opportunità di lavoro passa attraverso contatti personali, quindi l’isolamento riduce anche le possibilità concrete di uscirne. È il punto in cui il costo psicologico e quello materiale si rinforzano a vicenda.

Cosa aiuta, concretamente

Poche cose, tutte poco spettacolari.

  • Orari di sveglia e di chiusura, rispettati
  • Attività fisica regolare, anche minima: è fra gli interventi meglio documentati sull’umore
  • Contatti sociali mantenuti attivamente, anche quando non se ne ha voglia
  • Un’attività che produca un risultato visibile, che compensi la perdita di senso di efficacia
  • Distinguere ciò che dipende da voi da ciò che dipende dal mercato

Quando chiedere aiuto

Se il calo dell’umore persiste da più di qualche settimana, se il sonno è compromesso in modo stabile, se compare un ritiro sociale marcato, o se il pensiero si sposta sulla propria inutilità come persona e non come professionista.

Quest’ultimo è il segnale più importante: la differenza fra “non sto trovando lavoro” e “non valgo niente” è la differenza fra una situazione difficile e un quadro che richiede supporto.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.