Blog

Insonnia da stress: perché il pensiero del lavoro arriva alle tre di notte

Addormentarsi con fatica e svegliarsi alle tre sono due problemi diversi, con cause diverse. Confonderli porta a rimedi che non funzionano.

L’insonnia è uno dei primi segnali con cui lo stress lavorativo si manifesta, e uno dei più sottovalutati: viene trattato come un fastidio da risolvere con una tisana, quando è spesso il sintomo che arriva prima di tutti gli altri.

Vale la pena distinguere due quadri, perché hanno significati diversi e richiedono interventi diversi.

Difficoltà ad addormentarsi

È l’insonnia iniziale: ci si mette a letto e la mente comincia a girare su quello che è successo o su quello che succederà. Il corpo è stanco, l’attivazione mentale no.

È tipicamente legata a uno stato di allerta che non si è spento: la giornata è finita sull’orologio ma non nella testa. La transizione fra lavoro e riposo, che nel lavoro in ufficio era garantita dallo spostamento, in molti contesti è semplicemente scomparsa.

Risvegli nelle prime ore

È un quadro diverso: ci si addormenta senza particolari problemi e ci si sveglia fra le tre e le cinque, lucidi, con il pensiero già in funzione, senza riuscire a riprendere sonno.

Questo pattern merita attenzione clinica maggiore, perché è più frequentemente associato a quadri depressivi che a semplice stress. Non è una diagnosi, ma è un elemento che vale la pena portare a un professionista invece che gestire da soli.

Il circolo che si autoalimenta

Dopo alcune notti difficili si comincia ad andare a letto con l’ansia di non dormire. Quell’ansia è essa stessa attivante, quindi impedisce il sonno, quindi conferma il timore.

È il meccanismo per cui l’insonnia occasionale diventa cronica. E spiega perché gli sforzi di dormire non funzionano: dormire non è un’azione volontaria, e provarci più intensamente peggiora le cose.

Cosa aiuta davvero

Le indicazioni di igiene del sonno sono note e vengono spesso liquidate come banali. Sono banali, e funzionano: il problema è che vengono applicate per tre giorni invece che per tre settimane.

  • Orari di sveglia costanti, anche nel fine settimana
  • Alzarsi dal letto se non si dorme da più di venti minuti
  • Nessuno schermo di lavoro nell’ultima ora
  • Un rituale di chiusura della giornata, anche breve
  • Caffeina limitata dopo il primo pomeriggio

Quando serve un professionista

Quando dura da più di un mese, quando compromette la giornata, quando la si gestisce con alcol o farmaci non prescritti, o quando è accompagnata da risvegli precoci persistenti.

La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia è raccomandata dalle principali linee guida internazionali come trattamento di prima scelta per l’insonnia cronica, prima dell’intervento farmacologico.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.