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Sonno e lavoro: cosa succede davvero quando si dorme poco

La cosa più insidiosa non è il calo di prestazione: è che la capacità di valutare il proprio calo si riduce insieme a tutto il resto.

Il sonno viene trattato come una variabile comprimibile: la prima cosa che si taglia quando il tempo non basta. È anche la variabile che regge il funzionamento di tutte le altre.

Gli effetti della carenza di sonno sul lavoro sono documentati e specifici, e non riguardano solo la sensazione soggettiva di stanchezza.

Cosa cede per primo

Le funzioni più sensibili sono quelle che il lavoro qualificato usa di più: attenzione sostenuta, memoria di lavoro, flessibilità nel cambiare strategia, controllo degli impulsi e regolazione emotiva.

Le attività molto automatizzate reggono più a lungo. Quelle che richiedono di tenere insieme più elementi, o di accorgersi che un approccio non sta funzionando, cedono per prime.

Il problema dell’autovalutazione

L’aspetto più rilevante in un contesto lavorativo è che la capacità di giudicare la propria prestazione peggiora insieme alla prestazione.

Una persona in debito di sonno tende a valutarsi come sostanzialmente efficiente mentre commette più errori. Non sta mentendo: non dispone più dello strumento con cui si accorgerebbe.

Il recupero del fine settimana

Dormire molto il sabato compensa in parte, ma non del tutto, e comporta un costo: sposta l’orologio interno, rendendo più difficile addormentarsi la domenica sera e più faticoso il lunedì.

È uno dei meccanismi che contribuiscono a rendere il lunedì mattina sistematicamente più duro, indipendentemente dal lavoro che ci aspetta.

Il caso dei turni

Il lavoro notturno richiede di stare svegli quando l’organismo è predisposto al sonno, e di dormire quando è predisposto alla veglia. È un disallineamento che non si elimina con l’abitudine.

Per chi lavora su turni, le raccomandazioni generali sull’igiene del sonno vanno adattate, e l’accesso a un supporto deve tenere conto di orari che un servizio disponibile solo in fascia diurna non copre.

Quando non è una questione di abitudini

Se nonostante orari regolari il sonno resta non ristoratore, se compaiono risvegli precoci persistenti o sonnolenza diurna marcata, il tema non è comportamentale.

Vale la pena parlarne con il medico per escludere cause organiche, come i disturbi respiratori del sonno, e con uno psicologo se il quadro è legato a stress o ansia.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.