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Andare in pensione: perché per molti è più difficile del previsto

È l’unico grande cambiamento di vita che viene preparato solo dal punto di vista economico.

Il pensionamento viene raccontato come un traguardo, e per molti lo è. Per una quota significativa di persone è però un passaggio difficile, e la difficoltà coglie di sorpresa proprio perché era attesa come un sollievo.

La preparazione al pensionamento, quando esiste, è quasi esclusivamente previdenziale. La parte psicologica non viene preparata da nessuno.

Cosa viene a mancare

Le stesse quattro funzioni che il lavoro svolge oltre il reddito: struttura del tempo, identità sociale, rete di relazioni, senso di utilità. Vengono a mancare tutte nello stesso giorno, e questa volta in modo definitivo.

La domanda “e lei cosa fa?” è una domanda di identità travestita da convenevole, ed è il motivo per cui molte persone continuano a rispondere con la professione esercitata per decenni.

Chi fa più fatica

Alcune condizioni ricorrono con regolarità nelle situazioni più difficili.

  • Chi aveva un’identità professionale molto forte e poco altro
  • Chi ha lasciato il lavoro per obbligo anziché per scelta
  • Chi aveva nel lavoro la quasi totalità dei propri rapporti sociali
  • Chi non ha preparato nulla di concreto per il dopo
  • Chi si trova contemporaneamente a fronteggiare cura di familiari o problemi di salute

La fase della luna di miele

I primi mesi sono spesso positivi: riposo, viaggi rimandati, tempo libero. È una fase reale e passa, ed è il motivo per cui la difficoltà arriva quasi sempre dopo, quando la novità si esaurisce e resta la quotidianità.

Chi si aspetta che il disagio, se deve arrivare, arrivi subito, tende a interpretare male il calo del sesto o dodicesimo mese, leggendolo come un difetto personale anziché come una fase prevedibile della transizione.

Cosa aiuta

Prepararsi prima, e non solo economicamente: costruire attività e relazioni fuori dal lavoro mentre si lavora ancora è molto più semplice che costruirle dopo.

Aiutano inoltre una struttura settimanale con impegni fissi, attività che producano un risultato visibile e una forma di trasmissione dell’esperienza, dal volontariato al mentoring, che è fra le risposte più efficaci alla perdita del senso di utilità.

Quando parlarne

Se il calo dell’umore dura più di alcune settimane, se compare ritiro sociale, o se il sonno e l’appetito si modificano in modo stabile.

Nella popolazione anziana i sintomi depressivi vengono frequentemente attribuiti all’età invece che riconosciuti come una condizione trattabile. È un errore che ritarda l’accesso alle cure di anni.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.