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PGWBI: cos’è il questionario con cui si misura il benessere psicologico

Misura il benessere percepito su sei dimensioni. Non è un test diagnostico, e confonderlo con uno è l’errore più comune.

Il Psychological General Well-Being Index è uno strumento di autovalutazione del benessere psicologico percepito, sviluppato negli Stati Uniti negli anni Settanta e ampiamente utilizzato da allora, anche in versione italiana e in forma abbreviata.

Viene impiegato sia in ricerca sia in contesti applicativi, e compare spesso nei programmi di benessere aziendale. Vale la pena capire cosa misura, perché viene regolarmente frainteso.

Le sei dimensioni

Lo strumento non restituisce un singolo numero indistinto: articola il benessere percepito in sei aree, che possono muoversi in modo indipendente l’una dall’altra.

  • Ansia
  • Umore depresso
  • Autocontrollo percepito
  • Benessere positivo
  • Vitalità
  • Stato di salute generale percepito

Non è un test diagnostico

Questo è il punto più importante e il più spesso frainteso. Il PGWBI misura come la persona percepisce il proprio stato in un intervallo di tempo definito; non formula diagnosi, e nessun punteggio equivale a una condizione clinica.

Un punteggio basso è un’indicazione che vale la pena parlare con un professionista. Non è una diagnosi di depressione, e presentarlo come tale sarebbe scorretto oltre che dannoso per chi lo riceve.

Perché il confronto con una popolazione di riferimento conta

Un punteggio isolato dice poco. Acquista significato in due confronti: con i dati normativi della popolazione italiana di riferimento, e con sé stesso nel tempo.

Il secondo confronto è quello più utile a livello individuale. Ripetere la rilevazione dopo alcuni colloqui mostra se qualcosa si è mosso, e su quale delle sei dimensioni, che è un’informazione più precisa di una sensazione generale di miglioramento.

Uso aziendale, e il suo limite

Su base aggregata, e solo aggregata, i dati raccolti in azienda indicano su quali dimensioni la popolazione è più in difficoltà: un’organizzazione che mostra vitalità bassa e ansia elevata ha un profilo diverso da una che mostra umore depresso diffuso, e richiede interventi diversi.

Il limite da tenere presente è che si tratta di autovalutazione. In un contesto in cui le persone non si fidano della riservatezza, i punteggi tendono a essere sistematicamente più favorevoli del reale. Un dato aziendale troppo buono, in un’organizzazione con alti tassi di assenza, va letto come un segnale sulla fiducia.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.