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Turni notturni: cosa comportano e cosa serve a chi li fa

Un servizio di supporto prenotabile dalle nove alle diciotto esclude, di fatto, proprio le persone più esposte.

Il lavoro su turni, in particolare notturno, richiede di stare svegli quando l’organismo è predisposto al sonno e di dormire quando è predisposto alla veglia. È un disallineamento con effetti documentati, e non si risolve con l’abitudine.

Sul piano psicologico gli effetti sono altrettanto rilevanti di quelli fisici, e molto meno considerati.

Il sonno diurno non equivale a quello notturno

Dormire di giorno significa dormire con più luce, più rumore, più interruzioni e in controtendenza rispetto al proprio ritmo interno. La durata può essere simile; la qualità e la struttura del sonno no.

L’effetto si accumula su cicli di turni consecutivi, e il recupero nei giorni liberi è tipicamente parziale, non completo.

L’isolamento sociale

È l’effetto meno discusso e uno dei più pesanti. La vita sociale, familiare e associativa è organizzata su ritmi diurni e su fine settimana, e chi lavora su turni è sistematicamente fuori fase rispetto a tutti.

Nel tempo questo produce una riduzione dei contatti che non dipende da una scelta e che agisce come fattore di rischio autonomo sull’umore.

Cosa rende una rotazione meno dannosa

L’organizzazione dei turni non è neutra: a parità di ore, alcune configurazioni sono meglio tollerate di altre.

  • Rotazione in avanti (mattino, pomeriggio, notte) meglio tollerata di quella all’indietro
  • Cicli di notti consecutive contenuti, con recupero adeguato dopo
  • Prevedibilità: turni noti con largo anticipo e cambi rari
  • Evitare intervalli troppo brevi fra un turno e il successivo
  • Pause programmate durante il turno notturno, non lasciate al caso

Perché i servizi standard non funzionano

Un servizio di supporto psicologico prenotabile solo in fascia diurna chiede a chi ha appena finito un turno di notte di rinunciare al sonno per usarlo. Nella pratica, non viene usato.

Lo stesso vale per le iniziative di benessere organizzate in orario d’ufficio: sono formalmente aperte a tutti e sostanzialmente riservate a chi lavora di giorno.

Cosa chiedere a un fornitore

Se una parte del personale lavora su turni, la domanda da fare è molto concreta: quali sono le fasce orarie effettivamente prenotabili, comprese serali e fine settimana, e quanti professionisti sono disponibili in quelle fasce.

Una risposta generica sulla flessibilità non basta: serve sapere se un colloquio alle sette del mattino o alle nove di sera è realmente ottenibile.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.