Blog

UNI/PdR 125 e benessere psicologico: cosa chiede davvero la certificazione

La prassi sulla parità di genere non parla solo di retribuzioni e carriere. Tocca anche il clima interno e la tutela della genitorialità, e lì servono evidenze che quasi nessuno raccoglie.

La UNI/PdR 125:2022 è la prassi di riferimento che definisce le linee guida per un sistema di gestione della parità di genere. È diventata rapidamente rilevante perché la certificazione dà accesso a esoneri contributivi e premialità nelle gare pubbliche.

Viene letta prevalentemente come una questione di equità retributiva e di percorsi di carriera. Ma le aree che valuta sono sei, e almeno due toccano direttamente il benessere psicologico delle persone.

Le aree che riguardano il benessere

La prassi valuta cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita, equità remunerativa e tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Le prime e le ultime due sono quelle in cui il tema psicologico entra in modo esplicito.

Nella pratica dell’audit, questo si traduce in domande su come l’organizzazione rileva il clima interno, come gestisce le segnalazioni, cosa offre a chi rientra da un congedo e come previene molestie e discriminazioni.

Il problema delle evidenze

La certificazione si basa su indicatori misurabili, e questo è il punto in cui molte aziende si scoprono scoperte. Affermare di avere un buon clima interno non produce evidenza; una rilevazione strutturata e ripetuta nel tempo sì.

Lo stesso vale per il supporto alle persone. Un servizio di ascolto attivo, con dati di utilizzo aggregati raccolti con continuità, è un’evidenza documentale. Una casella di posta a cui nessuno scrive non lo è.

Rientro dalla genitorialità

L’area della tutela della genitorialità è quella dove il supporto psicologico è più direttamente pertinente, ed è anche quella più spesso trattata solo in termini di orari e permessi.

Il rientro dopo un congedo lungo è un momento di fragilità documentato: cambia il ruolo percepito, cambiano le priorità, e spesso cambia la squadra. Un percorso di accompagnamento dedicato è sia una misura sensata sia un’evidenza spendibile in sede di audit.

Come si documenta

Le evidenze che l’ente certificatore si aspetta sono documenti, non intenzioni. Quello che serve raccogliere è abbastanza specifico.

  • Procedura scritta di accesso al servizio di supporto, con i tempi garantiti
  • Dati di utilizzo aggregati e anonimi, con serie storica
  • Materiali di comunicazione interna e date di diffusione
  • Verbali degli incontri di revisione periodica con la direzione
  • Procedura di gestione delle segnalazioni e relativi tempi di risposta

Un avvertimento

Attivare un servizio di supporto psicologico allo scopo di ottenere una certificazione produce, nella grande maggioranza dei casi, un servizio che nessuno usa e un indicatore vuoto da presentare all’audit.

Gli indicatori che contano sono di utilizzo, non di esistenza. Un servizio attivo e mai utilizzato, in sede di verifica, racconta qualcosa dell’organizzazione che nessuno vorrebbe raccontare.

Revisione clinica a cura diDott.ssa Francesca della Chiesa, Psicologa Psicoterapeuta

I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza con un professionista.